M45Ammasso aperto (Le Pleiadi) |
|||
|---|---|---|---|
| Costellazione | Toro | ||
| Ascensione retta | 03h 47'.0 | ||
| Declinazione | +24° 07' | ||
| Distanza | 400 a.l. |
||
| Mag. visuale | 1.2 |
|
|
| Ø (') | 110 |
Newton
412 mm. f/4.3; 25 minuti su Fuji Super G |
|
| Shapley | Tipo 'c' |
||
| Trumpler | I, 3, r, n |
||
Le Pleiadi sono uno degli oggetti celesti conosciuti fin dai tempi più remoti, certamente da oltre 1000 anni prima di Cristo. Esiodo ne parla ne "Le Opere e i giorni"(1); il loro sorgere eliaco (la prima comparsa nel cielo del mattino, prima del sorgere del Sole) era un avvenimento astronomico importante nel mondo antico, e Giulio Cesare fece iniziare il suo calendario da questo giorno. Omero ne parla nel quinto libro dell'Odissea(2), e vi sono diversi riferimenti alle Pleiadi anche nella Bibbia(3).
Sono state conosciute nella storia come le "sette sorelle" o come le "sette vergini", e sono generalmente indicate nel mito come le sette figlie di Atlante e Pleione: Alcyone, Asterope, Celaeno, Electra, Maia, Merope e Taygeta. Secondo una versione del mito, queste bellissime ninfe furono inseguite dal cacciatore Orione attraverso i boschi della Beozia per cinque anni, finché Zeus li trasferì tutti, Orione incluso, tra le stelle.
E' impensabile che quest'oggetto, così cospicuo e noto fin dall'antichità più remota, sia stato incluso nel Catalogo Messier per evitare che altri astronomi potessero confonderlo con una cometa (era questa l'iniziale motivazione per la compilazione del Catalogo stesso)(4) . Non che sia fuori posto, trattandosi di un ammasso di stelle effettivamente associate fisicamente, e non di un mero asterismo. Ma allora, perché non catalogare anche le Iadi e il doppio ammasso di Perseo? L'impressione é che Le Pleiadi siano state incluse, nella prima versione del Catalogo, solo per arrivare al numero di 45 nebulae.
![]()
Ci sembra superfluo dare indicazioni per trovare le Pleiadi. Fra tutti gli oggetti del Catalogo, nessun altro è così noto e vistoso. Almeno 6 membri dell'ammasso sono facilmente visibili ad occhio nudo (5); in condizioni di seeing discreto questo numero sale a 9, e, sotto un cielo limpido e buio balza addirittura oltre la dozzina. Carmelo Zannelli, coautore della maggior parte delle fotografie che illustrano quest'opera, riesce a contarne 11.
Un buon binocolo ne dà una visione d'assieme entusiasmante, mentre un telescopio, anche piccolo, non riesce ad abbracciare tutto l'ammasso a meno che non si usi un ingrandimento insolitamente basso (le nove stelle più brillanti sono racchiuse in un campo di poco più di 1° di diametro). Per riuscire a scorgere la debole nebulosità che le circonda sono necessarie aperture piuttosto elevate.
Non occorrono grandi mezzi, invece, per la fotografia. Con una pellicola da 800 ISO e aperture intorno a f/4, anche con un semplice teleobiettivo e una quindicina di minuti di posa è possibile cominciare a rivelare tracce della nebulosità (ovviamente, con un sistema di inseguimento, tanto più accurato quanto più lunga è la focale che impiegata).
Transito sul meridiano. - Il 15 novembre le Pleiadi transitano sul meridiano di Palermo alle 23h 18m 02s.
![]()
Si tratta di un ammasso molto giovane, forse 20 milioni di anni: non contiene alcuna gigante rossa, ma Cecilia Payne-Gaposhkin afferma che in M45 vi sono alcune nane bianche.
Le recenti osservazioni del 1995 hanno rivelato diversi oggetti candidati ad essere classificati in un tipo particolarmente interessante di corpi stellari: le cosiddette nane brune.
Alcyone (h Tauri) è la stella più brillante del gruppo. Di magnitudine apparente 2.87, é circa 1000 volte più brillante del Sole, e probabilmente 10 volte più grande. Tutte le stelle più brillanti sono in rapida rotazione.
| Le Pagine Messier |
Indice Generale | Indice Ammassi Galattici |
Varie | Oltre Messier |
|---|---|---|---|---|
| Per osservazioni e/o commenti, contatta demaria@telegest.it | ||||
1. - Esiodo: Le Opere e i Giorni, B.U.R., Milano, 1988 (383-87): "Quando sorgono le Pleiadi, figlie di Atlante, incomincia la mietitura; l'aratura, invece, al loro tramonto. Queste sono nascoste per quaranta giorni e per altrettante notti; poi, inoltrandosi l'anno, esse appaiono appena che si affina la falce."
2, - Omero: Odissea, trad. di I. Pindemonte, Libro V, vv. 345 e segg.: "Lieto l'eroe dell'innocente vento,/la vela dispiegò. Quindi al timone/sedendo, il corso dirigea con arte,/né gli cadea sulle palpebre il sonno/mentre attento le Pleiadi mirava,/e il tardo tramontar Boòte e l'Orsa,/che detta è pure il Carro, e là si gira,/guardando sempre in Orion..."
3. - Profeti Minori: Amos, cap. 5, v. 8:
"Colui che ha fatto le Pleiadi e Orione, cambia in buio il chiarore del mattino, e
stende sul giorno l'oscurità della notte..." (La Bibbia di Gerusalemme, Ed.
Dehoniane, Bologna, XII edizione, 1993, pag. 1994).
Giobbe, cap. 9, v. 9: "Crea l'Orsa e l'Orione, le Pleiadi e i penetrali del
cielo australe" (La Bibbia di Gerusalemme, Ed. Dehoniane, Bologna, XII edizione,
1993, pag. 1052).
Giobbe, cap. 38, v. 31: "Puoi tu annodare i legami delle Pleiadi o sciogliere
i vincoli di Orione?" (La Bibbia di Gerusalemme, Ed. Dehoniane, Bologna, XII
edizione, 1993, pag. 1100).
4. - D'altra parte, anche G. B. Hodierna si era posto lo stesso traguardo, quando cominciò a stendere il suo "De Admirandis Coeli Characteribus", che rappresenta il primo vero e proprio catalogo di nebulae che sia mai stato compilato; e anche lui finì per comprendere nel suo catalogo anche le Pleiadi, oltre che le Iadi e il doppio ammasso di Perseo.
5. - Fin dall'antichità si parla di sette
stelle, ma ci vuole un'acuità visiva molto buona per vederne più di sei: segnaliamo, per
esempio, che il più antico testo italiano in lingua volgare che parli di cosmologia e di
astronomia (più che altro astrologia, ma allora non è che si facesse gran differenza), e
cioè "La composizione del Mondo" di Restoro d'Arezzo, scritto nel 1282,
parla ripetutamente di sei stelle (v.: Restoro d'Arezzo, "La Composizione del
Mondo", a cura di Alberto Morino, Fondazione Pietro Bembo/ Ugo Guanda Editore,
Varese 1997, pagg. 20, 30, 39,139, 298).
Ovidio riferisce che solo sei delle sette sorelle erano visibili ("Quae septem
dici, sex tamen esse solent").
Tolomeo e Al Sûfi forniscono le posizioni di quattro stelle soltanto, escludendo,
stranamente, Alcyone, che oggi è la più brillante dell'ammasso.
Giovan Battista Hodierna, a pag. 11-15 del "De Admirandis...", inizia la
trattazione delle Pleiadi proprio con l'interrogativo sul numero di stelle visibili, e non
manca di citare Ovidio: "...sei, o sette stelle...oltre ad altre numerose, che
sfuggono alla vista per l'evanescenza o la vicinanza...di cui Ovidio: "Pliades
incipiunt, numeros elevare paternos/quae septem dici, sex tamen esse solent"..."
e continua precisando che chi ha la vista più acuta ("...qui acriori visu pollet...")
ne vede sette, mentre chi non è particolarmente dotato a malapena ne distingue più di
cinque ("...vix numerum quinarium excedere..."). Quindi afferma che
grazie al telescopio se ne possono contare, oltre alle sette "insignes",
almeno altre trenta ("...alias triginta saltem..."), e ci presenta un
disegno delle sette visibili ad occhio nudo (libero intuitu), con relativa tabella
di rispettive latitudini e longitudini. Nelle pagine seguenti Hodierna fornisce anche un
disegno della visione telescopica delle Pleiadi.
Il Burnham's Celestial Handbook, vol. III, pag. 1874, riferisce che "Maestlin,
tutore di Keplero, ne percepiva 14, e ha disegnato la mappa di 11 Pleiadi prima
dell'invenzione del telescopio; Carrington e Denning ne hanno contate quattordici; Miss
Airy ha marcato le posizioni di dodici ad occhio nudo."
Tornando alla più banale contesa tra il numero di sei o sette stelle visibili ad occhio
nudo, ricordiamo il mito greco della "Pleiade perduta": i Greci la
identificavano con Elettra, che si diceva si fosse velata il viso in segno di lutto per la
distruzione di Troia; secondo un'altra versione, a velarsi sarebbe stata Merope, per la
vergogna di aver sposato il re di Corinto, che era un mortale, mentre le sue sorelle
avevano tutte sposato dei. Un'altra versione ancora identifica la "Pleiade perduta"
con Celaeno, che sarebbe stata colpita da un fulmine. Anche Arato accenna a questa
tradizione, che comunque non appartiene ai Greci soltanto, dato che miti simili si trovano
anche in Giappone, Borneo, Africa e Australia. Evidentemente, lo splendore delle Pleiadi
nel tempo presenta una qualche variazione: questo può giustificare, anche, la mancata
citazione di Alcyone da parte di Tolomeo e Al-Sûfi.