M37 (NGC2099)

Ammasso aperto

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Costellazione Auriga

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Ascensione retta 05h 52m.

Cenni storici

Declinazione +32° 33'

L'osservazione di M37

Distanza

4400 a.l.

Cos'altro c'é da sapere

Mag. visuale

5.6

 
Ø (') 24
Shapley Tipo ‘f’
Trumpler II, 1, r
Newton 412 mm. f/4.3; 20 minuti
su Fuji Super G 800 Plus; autori:
Giorgio Puglia e Carmelo Zannelli.
 

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Cenni storici

M37, insieme ai suoi vicini M36 ed M38, è stato osservato per la prima volta da G. Battista Hodierna. Fino al 1985 la scoperta di questo ammasso galattico veniva attribuita allo stesso Messier, che così lo descrive: "Un ammasso di piccole stelle poco discosto dal precedente (M36), le stelle sono più piccole, più fitte e racchiuse in una certa nebulosità..."

Auriga

Nel 1985, G. Foderà Serio (Osservatorio Astronomico di Palermo) dimostrava, con un articolo sul Journal for the History of Astronomy, che la scoperta di questi ammassi va attribuita a G. B. Hodierna (1597-1660), astronomo e naturalista siciliano che li descrive (fornendone anche un disegno che non lascia adito a perplessita') nel suo De Systemate orbis cometici deque Admirandis Coeli characteribus, stampato a Palermo nel 1654.

L'illustrazione a destra é tratta dall'opera dell'astronomo siciliano, e rappresenta tutti e tre gli ammassi dell'Auriga. Le tre nebulae sono indicate dalle lettere C, G, F. La stella in alto a sinistra b Aurigae, quella a destra Capella.

 

 

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L'osservazione di M37

M37 é il più bello e luminoso dei tre ammassi Messier dell'Auriga, e si trova, rispetto a q Aurigae, più o meno alla stessa distanza di M36 (circa 5°): i due ammassi si trovano in posizione simmetrica, ai due vertici della base di un triangolo il cui vertice opposto é quella stella. M37 é il più orientale dei due. Dei tre ammassi dell'Auriga, M37 è il più ricco di stelle, contandone circa 150 più luminose di mag. 12.5, su un totale di oltre 500.

Transito sul meridiano. - Il 15 dicembre M37 transita sul meridiano di Palermo alle 23h 25m 08s (T. U.).

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Cos'altro c'è da sapere

Il fatto che contenga almeno una dozzina di giganti rosse (le più brillanti di mag. 9 circa), e che le stelle più calde sulla sequenza principale siano di tipo spettrale B9 V indica che quest'ammasso è il più evoluto dei tre, con un'età stimabile in 300 milioni di anni (Sky Catalogue 2000.0).

La sua distanza non è valutata concordemente dagli studiosi: si va dai 4600 a. l. di Burnham (che cita Shapley) alle diverse valutazioni di West, Wallenquist e Becvar riportate da Kenneth Glyn Jones . La sua estensione, a seconda della distanza stimata, va dai 20 ai 25 a.l.

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